Freelance italian light designer
Nel 1934 Herbert Terry & Sons lanciava sul mercato la prima versione di
una lampada che sarebbe diventata emblema della rinascita della produzione
industriale inglese, la ANGLEPOISE LAMP 1208, ancora oggi celebrata per
il perfetto equilibrio di forme e innovazione tecnica che sintetizza.
All’origine di questo vero e proprio simbolo del design britannico c’è
la storia di come l’invenzione geniale di un ingegnere meccanico sia
stata tradotta in una soluzione estetico-funzionale pregevolissima.
La ANGLEPOISE LAMP, infatti, applicava alla lampada da tavolo una
particolare molla, che può essere tirata in ogni direzione, pur mantenendo
una certa rigidità, realizzata da George Carwardine, produttore di
sospensioni per autoveicoli. Il risultato è stata la trasformazione di
un oggetto di uso quotidiano in uno strumento dalle linee essenziali,
ma capace di riprodurre l’efficienza del braccio umano.
Questa vicenda non rappresenta soltanto un evento ispiratore dell’esperienza
artistica e delle scelte creative di Johnny Deleonardis, ma potremmo dire
il vero e proprio monito quotidiano, che guida questo giovane designer-artista
nella sua attività, basata sui solidi studi di ingegneria (laureato in
Product Engineering presso la Università degli Studi di Padova), ma anche
su un’attrazione irresistibile per il design industriale e per l’arte
moderna.
Ambito privilegiato delle sue originali ricerche è il light-design, ma
con una particolare attenzione alla lampada in sé considerata.
La particolarità della produzione di Deleonardis, infatti, non è tanto
lo studio delle possibilità di manipolazione e di diffusione dell’energia
luminosa, ma piuttosto una ricerca sull’oggetto, destinato a contenere,
ad ospitare la fonte di luce. L’attenzione dell’artista è assorbita dalle
reazioni che la lampada può suscitare, dalla sua interazione con l’utente,
ed è rivolta a fare in modo che questo strumento indispensabile dell’abitare
esca dall’anonimato della pura funzione di illuminazione: la luce diventa,
in questo modo, l’elemento di un’invenzione artistica più ampia.
“Penso che i momenti fondamentali della vita di una lampada siano tre; il
primo quando il prototipo viene acceso la prima volta; il secondo quando
una persona qualsiasi la guarda e resta lì a pensare a cos'è quella cosa
che gli sta di fronte, perché è fatta così e a cosa pensava chi l'ha creata.
In quel preciso istante la lampada comincia a comunicare e a trasmettere
sensazioni. Il terzo momento è quando una persona acquista una lampada; in quel
frangente tale persona condivide e fa suo il messaggio dell'oggetto e di chi
l'ha creato.”
In ossequio a questo modo di vedere, l’opera di Deleonardis appare un po’
lontana dal sistema industriale della produzione, per avvicinarsi molto
di più ad una manifattura di carattere artigianale, fatta di due, al massimo
tre pezzi all’anno, realizzati rigorosamente a mano, con la tecnica del
ready-made. Il contatto diretto con i materiali e l’applicazione personale
della tecnologia necessaria fanno di ogni produzione di Deleonardis un
prototipo, un oggetto unico, senza, la grossolanità ed approssimazione
delle sperimentazioni industriali, ma con la cura e la originalità di una
vera e propria opera d’arte.
Ciononostante il mondo del design e della produzione di massa è sempre ben
presente all’artista, con i suoi miti e le sue icone. Oggetti-simbolo dei
grandi nomi del design, ad esempio, sono materia di rimeditazione in alcune
delle lampade più originali ed eclettiche del suo catalogo, come SISSI XXL.
Prodotti della distribuzione globale, come IKEA, oppure utensili presenti
nelle case di tutto il mondo, diventano il pretesto di una nuova provocazione,
come in UNITED ANIMALS OF IKEA o SOUP TODAY.
Evidentemente, prendere a prestito il notissimo JUICY SALIF, lo spremiagrumi
firmato da Philippe Starck per Alessi, e farne il centro attorno al quale
costruire la lampada MERCI PHILIPPE, non è proprio come mettere i baffi
alla Gioconda. Tuttavia, lo spirito che anima questo giovane designer
si avvicina in qualche modo anche alle sperimentazioni della pop art e del
dadaismo, perché la sua opera pesca a piene mani nella cultura estetica del
mondo occidentale con le sue espressioni più diverse e con le sue
contaminazioni, per offrirne un ritratto personale attraverso un oggetto
di uso quotidiano.
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